Nel luglio del 1955 usciva il primo numero della nuova moderna rivista di eni, “Il Gatto Selvatico”. Pagine a colori, vignette, resoconti di vita aziendale, racconti di autori importanti e tante rubriche per la famiglia: medicina, arredamento, moda, cucina, persino una sezione dedicata ai neologismi. Attilio Bertolucci, che la dirige, ha in mente un progetto, condiviso e discusso con Enrico Mattei: fare del house organ aziendale uno strumento d’identità della grande famiglia eni.
Nei dieci anni di pubblicazione del “Gatto” Attilio Bertolucci lavorerà in questo senso facendo del giornale un canale di informazione delle attività eni in Italia e nel mondo e, al tempo stesso, un laboratorio culturale con un taglio fortemente divulgativo. Il risultato di questo duplice obiettivo è una rivista che ospiterà i resoconti aziendali di Ubaldo Bertoli, i racconti originali e inediti di grandi autori del Novecento, pezzi di critica cinematografica e letteraria, le lezioni di storia dell’arte di Attilio Bertolucci, le vignette di Mino Maccari. Contenuti vari e ricchi per un pubblico diversificato unito da uno spirito d’appartenenza che proprio in quegli anni comincia a sviluppare radici. La rivista arriva nelle case dei dipendenti ma anche nei campi di perforazione che in quegli anni già vedono i tecnici eni in Persia, Egitto, Libia, Tunisia, Nigeria.
Antesignano della moderna “rete” che oggi collega gli uomini in varie parti del mondo, “Il Gatto Selvatico” svolge anche il compito di fare da collante tra le tante diverse realtà di un gruppo in rapida espansione.
Sono lieto di porgere il mio saluto augurale al “Gatto Selvatico” la nuova rivista che si propone di assolvere il compito – modesto, ma essenziale – di servire da ideale punto di incontro per tutti coloro che fanno parte della grande famiglia del Gruppo E.N.I. È una famiglia in continuo aumento, così come in continuo aumento sono l’importanza e la prosperità delle società affiliate. Il numero di coloro la cui sorte è legata a quella del nostro Gruppo non soltanto è altissimo – tanto alto che solo poche aziende di vecchia data ne possono vantare uno superiore –, ma è per giunta estremamente frazionato, secondo le molteplici esigenze della nostra industria.
Più che opportuno, indispensabile, era un mezzo di comunicazione tra tanti uomini operanti in luoghi diversi ma uniti da interessi e comuni propositi. Il “Gatto Selvatico” sarà questo mezzo di comunicazione, ma anche qualcosa di più: sarà il simbolo della nostra comunità, il documento dei nostri sforzi, il discreto consigliere di quanti vorranno un parere amichevole, un chiarimento tecnico o genericamente culturale, una sobria informazione sui principali avvenimenti del nostro tempo.
Il nome della rivista è immaginoso e al tempo stesso perfettamente aderente alla nostra attività. “Gatto Selvatico" è, infatti, la traduzione letterale in italiano dell’inglese “wildcat”, parola che nel gergo dei seguaci di Drake serve ad indicare il “pozzo esplorativo”, ossia il trabocchetto che l’uomo scavando nelle viscere della terra, tende al petrolio e agli altri idrocarburi.
Mi auguro che il “Gatto Selvatico” possa rapidamente diventare quel vivace strumento di informazione aziendale e di varia divulgazione culturale che ormai, da tempo, è nei voti di tutti noi.
La "prima" copertina, luglio 1955
Metanopoli
1959 nr. 01
Vignette di Mino Maccari
Edizione in lingua araba
Edizione in lingua araba 1960 nr. 04b
Intervista Attilio Bertolucci, 1989